Navata di sinistra

Altare di Sant’Antonio Abate

Nato dalla fusione secentesca di due precedenti altari[1] e originariamente in cotto, l’attuale altare è una ricostruzione in marmo e legno dorato del 1953, dovuta al progetto dell’arch. Ambrogio Annoni.

Nato dalla fusione secentesca di due precedenti altari[1] e originariamente in cotto, l’attuale altare è una ricostruzione in marmo e legno dorato del 1953, dovuta al progetto dell’arch. Ambrogio Annoni.

La pala raffigura la Beata Vergine con il Bambino, Sant’Antonio Abate e San Cristoforo con un puttino al piede. È opera attribuita a Pier Fran­cesco Mazzucchelli, detto il Morazzone.[2] La composizione a serpentina ripresa dal basso, col fulcro arretrato sopra basamento, presenta accordi ‑ un poco offuscati ‑ di rossi, gialli e azzurri che definiscono volumi ben ritagliati e vesti gonfie dai contorni taglienti. È stata restaurata da Archimede Albertazzi,[3] autore anche delle decorazioni nelle pareti laterali.

Le vele della volta soprastante sono state affrescate da Luigi Morgari con episodi della vita di Sant’Antonio Abate.

Alla sinistra dell’altare la bella ed imponente bussola dell’ingresso laterale alla chiesa, bell’esempio di sobrio barocco padano.

Altare del Collegio Notarile e della Visitazione di Maria a Sant’Elisabetta

Fu edificato in marmo, con impostazione rinascimentale, nel 1615, per cura dei Notai vogheresi che ne avevano il giuspatronato; fu restaurato, considerata la vetustà del manufatto, nel 1944 su progetto dell’arch. Ambrogio Annoni, che si mantenne fedele nei limiti del possibile all’originale.[4] L’ancona, eseguita nel 1599 dal pittore tortonese Scipione Crespi, raffigura la Visitazione di Maria a Sant’Elisabetta.[5]

Le vele della volta sono state affrescate dal Morgari con storie del Battista: L’infanzia di Gesù e San Giovanni Battista, L’apparizione dell’angelo a San Zaccaria, La circoncisione di San Giovanni Battista, San Giovanni Battista nel deserto. Nelle lunette in chiaroscuro si riconoscono: La resurrezione di Lazzaro e Sinite parvulos venire ad me.

Altare del Crocifisso

Detto anche altare del Suffragio, perché dal 1614 vi era eretta la Compagnia della Morte o del Suffragio, fu realizzato in marmi misti nella seconda metà del Settecento. Su due gradini si eleva la mensa in marmi misti scolpiti a volute fogliari sotili. Il dossale è in marmo policromo. Ai lati alti angeli bianchi scolpiti a tutto tondo e due colonne di marmo verde venato con capitelli corinzi dorati; sopra a questi dadi sagomati a cornicione reggono due puttini bianchi di stucco.

Al centro un’ampia nicchia contiene un antico crocifisso ligneo verniciato e dorato, già appartenuto all’antica chiesa, molto venerato dai vogheresi e portato in processione nel tempo in cui infieriva in città la peste detta di S. Carlo. Il crollo del campanile, avvenuto il 20 maggio 1436 verso la mezzanotte, provocò la distruzione di quasi tutta la navata sinistra, ma il crocifisso fu recuperato indenne e presentato nuovamente alla pietà dei fedeli. L’arciprete Pietro Maria Lanzoni lo fece collocare nel nuovo altare.[6]

Il fastigio contiene un bassorilievo in marmo bianco raffigurante La Sacra Sindone. Orna il tabernacolo una porticina bronzea dorata raffigurante a rilievo La Pasqua degli Ebrei: in primo piano figure che mangiano in piedi attorno a una tavola; dallo sfondo architettonico su affacciano figure che additano e fanno cenni di richiamo.

Nelle vele dalla volta sono stati affrescati dal Morgari i seguenti soggetti: Il volto, I1 preziosissimo sangue, Le anime purganti, L’entrata di Gesù al Limbo, La Pietà, La gloria della Santa Spina.

[1]    Quello di sant’Antonio e quello di San Cristoforo, di giuspatronato del paratico dei calzolai. Cf Bernini, p. 70-72.

[2]    Pittore lombar­do, nato a Morazzone nel 1571 e morto nel 1626. Seguace del Caravag­gio, si ispirò pure al Tintoretto lasciando opere importantissime nel contesto dell’arte di scuola lombarda, in Roma, a Venezia, a Milano ed a Varese. Ricordiamo unicamente il “S. Francesco”, oggi nelle raccolte del castello sforzesco di Milano ed il “Sogno di S. Giuseppe”, già in Berlino.

[3]    Pittore e decoratore milanese. Operò in pa­recchie Chiese lombarde nel primo Novecento.

[4]    Su tre gradini in marmo rosso. Ai lati due  basi alte circa due metri, nello stesso marmo, con riquadri in marmo nero, sulle quali si levano due alte colonne lisce in marmo policromo con capitello ionico. Sulle colonne alti aggetti, come di frontoni e due visi di angeli in marmo bianco. Al centro dipinto raffigurante un coro d’angeli sormontato da frontone rosso su due mensole. Lo schema semplice e lineare dell’impianto architettonico sottolinea e raccoglie l’imponenza dei singoli elementi offrendoli alla luce nei loro piani coloristici, senza contrasti chiaroscurali o strutturali. Opera che risente di influssi rinascimentali nel breve periodo di transizione posteriore alla maturità stilistica barocca. (Scheda OA 4989)

[5]    Restaurata, nel 1944, da Giacomo Gallini. Scipione Crespi, nacque attorno al 1540 e morì verso il 1620. Operò principalmente in Tortona.

[6]    Cf  Bernini, p. 65. Il Crocifisso era contenuto attorno alla metà del Settecento in una nicchia a vetrata con la statua della Beata Vergine e quella di Santa Maria Maddalena. Da notare il parallelo con la Cattedrale di Tortona.

Navata centrale

Altar Maggiore

Il bellissimo altar maggiore, secentesco, di marmi policromi, è sormontato dal tempietto con colonne tortili. La mensa ha agli angoli esterni volute in marmo giallo sorreggenti volti di angeli alati in marmo bianco. Ai lati, dietro la mensa riquadri in marmo rosso e volute gialle; in tutta la lunghezza dossale a trabeazione in marmo nero; tabernacolo con spigoli e volute in marmo bianco, porta argentata e dorata con raffigurazioni di angeli e dell’Ostia; sul dossale un alto ciborio con zoccolo nero e formelle in marmo rosso; quattro colonne a tortiglione nere ageminate nell’interno e colonne a sezione quadrata di marmo policromo rosso e grigio; plinti e capitelli in marmo bianco; cornicione prevalentemente nero con al centro una conchiglia dorata; la copertura a lanterna con spioventi inflessi e con intarsi marmorei policromi sorregge una statuetta bronzea di S. Giovanni Battista;[1] sul cornicione sopra le colonne anteriori, seduti sa volute bianche, bamboleggiano puttini in legno nero dipinto, uno di essi conserva un’ala dorata.

Fu restaurato nel 1937 su progetto dell’arch. Ambrogio Annoni, che ideò il loculo sotto la mensa dove furono deposte nel 1954 le ossa di San Bovo, contenute entro un’urna di bronzo dorato, provenienti dalla Chiesa di Sant’Apollinare in Pavia.

L’altare è affiancato da due angeli lignei di grandi dimensioni, di scuola michelangiolesca; le vesti sono drappeggiate con dovizia, le ali dorate, che rendono ancor più evidente ed incisiva la grandiosità di quest’opera nel suo complesso.

La balaustra originale massiccia antistante l’altar maggiore, di buona ed elegante fattura, è in marmo nero, in alcuni punti sottilmente venato di bianco, con balaustri (sagomati) a sezione quadrata in marmo policromo. Essa fu portata a termine nel 1699, unitamente alla scalinata che la precede.[2]

Presbiterio

Sulle pareti del presbiterio due affreschi di Rodolfo Gambini del 1912 raffigurano: La Cena di Emmaus (di ispirazione borroniana) e Il miracolo di Torino. Su un plinto, a destra, è posta una lapide settecentesca in marmo nero, con l’arme dei Dal Verme e l’epigrafe a caratteri inaurati che ricorda i fatti miracolosi del conte Taddeo Dal Verme.[3]

Sulla volta a crociera, altri affreschi del Gambini: La raccolta della manna, La Pasqua degli Ebrei, Il sacrificio di Isacco e quello di Melchisedech.

Coro

È composto di 24 stalli lignei in noce, sopra i quali si eleva il Martirio di San Lorenzo, affresco settecentesco del pittore milanese Giulio Rossi.[4] A lato sono due finestre contornate di stucchi settecenteschi e sovrastate da medaglioni con San Bovo e San Rocco, probabilmente opere delle stesso Rossi. Al centro è visibile la nicchia per la Santa Spina, contornata di raggi e realizzata nel 1738‑39.[5] L’affresco del catino absidale, raffigurante l’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo, è stata realizzata nel 1912 da Rodolfo Gambini.

Seconda campata

Gli affreschi della volta sono di Luigi Morgari e raffigurano episodi della vita di San Lorenzo: San Lorenzo consa­crato diacono, San Lorenzo che presenta i poveri all’imperatore, San Lorenzo davanti all’imperatore, San Lorenzo che si comunica in carcere, San Lorenzo spogliato, martirizzato e sepolto nelle catacombe.

Cupola

Il grande affresco di Luigi Morgari, eseguito nel 1908, è di 330 mq. e raffigura La glorificazione di San Lorenzo. Nell’anello con le finestre, in otto nicchie sono dipinti i principali Santi legati alla Cattedrale e alla Diocesi (San Pio V, Santa Agnese, Santa Cecilia…).

Nella fascia sottostante Le pecore che ricordano gli Apostoli, e L’agnello circondato di Cherubini.

La cupola è sostenuta da quattro grandi pilastri che contengono nelle nicchie della parte superiore le statue degli Evangelisti, opere giovanili di Antonio Minghetti,[6] un poco accademiche ma maestose e scenografiche, ivi collocate nel 1912. Nei pennacchi sono raffigurate La Religione e le tre virtù teologali, Fede, Speranza e Carità, opere del Morgari.

Affrontati, sospesi dalle basi dei due ultimi pilastri, stanno i due pulpiti; di buona fattura, soprattutto per le cornici, anche se ora quasi scompaiono nella uniformità cromatica creata da cattive sovrapposizioni di oli e puliture. Sono formati da una balconata cieca leggermente ricurva; gli specchi intagliati a cornice fogliare sono finemente lavorati; sul retro un rivestimento murale con eguali ornati sale al baldacchino, lungo il cui bordo pendono frange lignee con ovuli in rilievo. Sono stati privati delle scale di accesso.

Campata verso l’altar maggiore

Nella parete destra, organo di fattura neoclassica, realizzato nel 1833 da Carlo Serassi, di notevole valore storico e artistico. Nella lunetta soprastante, in chiaroscuro: Resurrezione di Cristo. Nelle vele della volta affreschi di Rodolfo Gambini (1912): La manifestazione del S. Cuore, L’apparizione di Gesù a Santa Maria Margherita di Alacoque, L’istituzione dell’Eucarestia, San Tommaso incredulo e Gesù nell’orto.

Addossato ai gradini del presbiterio, cercando di interpretare le esigenze della riforma liturgica ispirata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, nel 1972 è stato collocato, su apposita predella in legno, il nuovo altare mensa, pure ligneo, rivolto verso il popolo, abbellito ai lati da lesene e pannelli in bassorilievo, raffiguranti scene bibliche; un poco dietro, alla destra, l’ambone della medesima fattura;[7] all’interno del presbiterio la sede presidenziale, utilizzando, un pregevole pancone ottocentesco.

Recentemente, sia pure ancora a livello provvisorio e sperimentale, sono stati riposizionati gli elementi focali della celebrazione: altare-mensa, ambone e sede presidenziale. L’altare con la sua predella è fra i due pulpiti; l’ambone e la sede presidenziale alla destra e alla sinistra addossati ai due pilastri centrali, sotto gli evangelisti, soprelevati su apposite predelle. I banchi per il popolo sono ora riposizionati a semicerchio, valorizzando parzialmente le navate laterali, alla ricerca di una minore dispersione dei fedeli, chiamati ad essere assemblea celebrante.

Cappella di Maria Bambina o della Madonna Immacolata

È posteriore all’erezione della facciata (1881) e si caratterizza per una nicchia contenente la statua di Maria Bambina, posta sopra la mensa dell’altare, e una seconda nicchia con la statua lignea secentesca della Vergine Immacolata, che si dice proveniente dalla Chiesa domenicana del Rosario in Voghera, dove Antonio Ghislieri di Bosco Marengo, futuro papa Pio V, vestì l’abito domenicano.

La lunetta in chiaroscuro sopra l’altare è stata eseguita dal Morgari e raffigura La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.

Battistero

Di fronte è il Battistero, sistemato negli anni Trenta e completato nel 1969. Il fonte battesimale, dell’inizio del ‘700, è in marmo chiaro venato e presenta motivi di putti e festoni nella vasca. Sopra la vasca vi è l’affresco raffigurante il Battesimo di Gesù che si abbina alla scena raffigurata nella lunetta, entrambe opere di Rodolfo Gambini.

[1]              Realizzata nel 1957 da Ambrogio Casati. Pittore e scultore, nato a Voghera nel 1897 e mortovi nel 1977. Di scuola futurista, operò a Parigi, negli anni venti, presso lo scultore Pozzi dopo aver frequentato Brera quale allievo di Giuseppe Graziosi. Autore di pregiate opere scultoree conservate nelle principali città del mondo, negli anni trenta realizzò la colossale statua che rappresenta la nostra Provincia sulla nuova via dei “Fori Imperiali” in Roma. Studioso di storia dell’arte, ha lasciato affreschi nelle Chiese cittadi­ne di S. Rocco, S. Sebastiano e S. Caterina.

[2]              Grazie ad un contributo di 300 lire, sborsati dalla Comunità iriense. Cf Bernini, p. 40.

[3]              Nelle voltine sottostanti sono collocate sepolture probabilmente di personaggi di questa famiglia: Luigi, Luchina, Bussone da Garmagnola, Pietro.

[4]              Pittore attivo a Milano nel XVIII secolo, E’ andata distrutta la sua opera nella chiesa di Sant’Erasmo a Milano. Lavora nella chiesa di San Pietro a Cornaredo, dove esegue due ovali con San Pietro e San Paolo e nella chiesa di San Protasio per la quale esegue un San Francesco da Paola e delle allegorie. In Voghera affresca l’Oratorio di San Sebastiano.

[5]              Nella nicchia si conservava un prezioso reliquiario quattrocentesco inglobato in altro secentesco contenente un’antica reliquia: “la S.Spina della corona di Gesù”. Grazie ad un ingegnoso marchingegno il reliquiario con la spina veniva fatto scendere nel giorno dell’Ascensione.

[6]              Scultore veneto, vogherese d’adozione, nato a Marostica nel 1880 e morto a Voghera nel 1964. Allievo dell’Astorri presso l’accademia braidense, fu per decenni insegnante di arti applica­te nelle scuole della nostra città. Autore del celebre monumento ad Er­nesto Majocchi, conservato con gran parte della sua produzione, nel ci­mitero maggiore di Voghera, operò con successo nell’Oltrepò ed in Lombardia.

[7]              Realizzazioni dello Studio d’arte Santifaller di Ortisei.

Navata di destra

Altare di Santa Caterina da Siena

L’altare, di fondazione secentesca, presenta una struttura lignea (legno dipinto grigio chiaro con parti dorate) con caratteri dell’Ottocento.

Nella pala del sec. XVI ‑ XVII è raffigurata Santa Caterina a piedi nudi in abito monacale, che regge nella mano sinistra due libri e nella destra un cuore purpureo, un crocifisso e alcuni gigli.[1] Il carattere descrittivo è accentuato dagli “scudi” che girano attorno e riproducono scene della sua vita.

Episodi della vita della Santa sono visibili anche nella lunetta soprastante in chiaroscuro attribuita al Borroni[2] e nelle vele della volta, dipinte dal Morgari: Incoronazio­ne, Sposalizio, Estasi, Gloria di Santa Caterina.

Il complesso fu restaurato nel 1942 da Giacomo Gallini.

Altare della Madonna del Soccorso

Edificato nel 1619 e rifatto in pietra nel Settecento, l’altare deve la sua attuale conformazione marmorea al progetto dell’arch. Ambrogio Annoni (1943), messo in esecuzione da Antonio Minghetti.

Contiene, dentro la cornice, l’affresco della Ma­donna del Soccorso, attribuito ad Andrino di Edesia,[3] staccato col muro dall’antica chiesa e collocato nella sede attuale nel 1606. Le figure sono statiche, ma non prive di una certa grazia e buona raffigurazione. La Madonna in abito giallo dorato, ora più simile all’ocra, con fiori marroni, è ricoperta da un manto blu trapuntato di stelle a sei punte; il manto ha fodera verde. Il bimbo in basso a destra è in tunica rosso vivace. Attorno alla vergine si dipartono raggi appuntiti di cui alcuni curvilinei sono in rilievo di stucco. Vi sono tracce di rimaneggiamenti.[4]

Il gruppo d’Angeli della lunetta sovrastante l’altare, il tondo del fastigio con l’Annunciazione e le due figure simboliche a monocromo sono opere di Paolo Borroni.[5]

Le figure della Vergine Annunciata e dell’Angelo, nonché le vele della volta (con Maria rifugio dei peccatori, Maria consolatrice degli afflitti, Maria aiuto dei cristiani, Maria salute degli infermi) sono state affrescate dal Morgari. Delle stesso pittore sono anche i finti bassorilievi con La nascita di Gesù e La fuga in Egitto.

Sulla destra dell’altare, tra due lesene, è collocato l’olio su tela, dedicato alla Vergine il 5 aprile 1478 da Taddeo Dal Verme, figlio naturale di Luigi signore di Voghera. Taddeo vi è raffigurato in ginocchio ‑ vestito con “saglio” e calzebrache aderenti di due colori ‑ e tiene in mano la berretta in segno di deferenza verso la Vergine.

Altare di San Michele Arcangelo

L’altare in marmi policromi (sec. XVIII), proveniente dalla soppressa chiesa di Santa Chiara, fu acquistato nel 1838 all’asta pubblica dal canonico Angelo Pezzani e collocato al posto del precedente altare, a nome della Confraternita del Gonfalone che godeva di giuspatronato su questa cappella.

La pala raffigurante Il trionfo di San Michele sullo spirito d’abisso è opera del pittore alessandrino Francesco Mensi,[6] fatta eseguire a sue spese nel 1838 dal can. Pezzani insieme alla Vergine fra due 2 angeli oranti, collocata sullo stesso altare e sostituita negli anni Cinquanta dalla Madonna di Pompei di Mario Maserati.[7]

Le decorazioni in stucco e i motivi ornamentali sono stati realizzati da Archimede Albertazzi.[8] Le vele della volta sono state affrescate nel 1953 da Primo Lovagnini[9] con i seguenti soggetti: San Bovo a cavallo, Il viaggio di Tobia con l’arcangelo Raffaele, La Madonna Immacolata, San Pio V.

[1]       Anche questa tela è attribuita al Morazzone. Cf pala dell’altare di Sant’Antonio.

[2]      Borroni Paolo è il massimo pittore cittadino, nato a Voghera nel 1749 e mortovi nel 1819. Allievo di Pompeo Batoni, concorse in arte con il celebre Goia. Lasciò molte opere di notevole pregio oggi sparse, oltre che in Voghera ed in Italia, pure nel resto d’Europa. Tra i suoi lavori principali ricordiamo il “Diogene nella Botte”, “S. Anna” (in S. Rocco),”La Clemenza di Tito “, “La Vergine addolora­ta”, oltre ad una copiosa serie di ritratti di notabili conservati in qua­drerie pubbliche e private. È sepolto nell’Oratorio vogherese di S. Sebastiano.

[3]      Pittore medioevale di cui si hanno scarse notizie; lo si dice allievo di Giotto. Attribuiti a lui gli affreschi dell’ultima volta della basilica di San Michele Maggiore in Pavia.

[4]       L’aspetto attuale dell’affresco fa pensare alla Madonna di Guadalupe.

[5]       Restauro di Giacomo Gallini nel 1943.

[6]      Mensi Francesco, pittore, nato ad Alluvioni Cambiò nel 1800 e morto nel 1888 ad Alessandria. Studiò a Firenze e fu principalmente dedito a temi storici e sacri. Fu poi direttore della Pinacoteca Vecchia di Alessandria dal 1875 alla morte.

[7]     Maserati Mario, pittore, nato a Voghera nel 1890 e morto a Novi Ligure nel 1981. Subi l’influsso del divisionismo di Pellizza da Volpe­do. Operò con studio in Milano. La sua copiosissima produzione, che spazia dall’affresco a soggetto sacro al ritratto ed alla natura morta, è presente in Italia ed all’estero. Nel 1934 realizzò le decorazioni pittori­che della Chiesa di S. Calocero di Medassino.

[8]      Pittore e decoratore milanese. Operò in pa­recchie Chiese lombarde nel primo Novecento.

[9]      Pittore e decoratore milanese, attivo nella prima metà del Novecento

Cappella del Sacro Cuore o di Santa Teresa del Bambin Gesù

Progettata dall’arch. Ambrogio Annoni, è stata costruita, negli anni 1925‑27, nell’area già occupata dalla cappella della Santa Spina. Di forma ottagonale, con cupoletta pure ottagonale, riprende il motivo del tiburio ed è adorna di graffiti, interni ed esterni, eseguiti nel 1929 da Archimede Albertazzi.

Cupola della Cappella del Sacro Cuore

Bibliografia

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Bernini Fabrizio, Il Duomo di Voghera nella storia e nell’arte, Voghera 1991.

Bono Virginio Giacomo, Voghera. Palazzi, e chiese, Voghera 1984, pp. 157‑168.

Callegaris Rino, Duomo di san Lorenzo martire. Notizie storiche, dattiloscritto inedito (senza data).

Falciola Pietro, Notizie storiche di Voghera e il suo agro, Raccolta di giornali legati in volume curata dall’autore in unico esemplare e da lui donata alla civica Biblioteca Ricottiana, 2 voll , (senza data; le date segnate a matita sugli articoli vanno dal 1939 al 1946)

Manfredi Giuseppe, Storia di Voghera, vol. XXVI del Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna del Professore Goffredo Casalis, Torino 1854; ristampata in occasione dell’Undicesimo Congresso Storico Subalpino con prefazione del Comm. Giacomo Gorrini, Voghera 1908.

Maragliano Alessandro, Tra torri, cimeli e campanili del vogherese, Voghera 1980.

Id, Voghera Vecchia, Voghera, 1988.

Mazza Giuseppe, Il nostro Duomo, spigolature storiche, in Il Tiburino, bollettino della Parrocchia di San Lorenzo Martire (dal 1964).

Id, Raccolta di articoli apparsi su giornali locali relativi alla storia di Voghera, 2 voll. (anni sessanta)