L’ultima volta sono stati esposti nel 2006, e da allora sono rimasti invisibili al pubblico, nascosti insieme agli altri tesori della Collegiata di San Lorenzo. I sei antifonari medievali del Duomo di Voghera saranno esposti eccezionalmente ai visitatori oggi e domani, in occasione della presentazione (prevista oggi alle 15.30) del volume intitolato proprio “Gli antifonari del Duomo”, scritto a quattro mani da Fabio Draghi e Giorgio Rossi.Del XV secoloRisalenti al XV secolo, quelli custoditi nella cattedrale vogherese sono manoscritti miniati di grande formato, sulle cui pagine di pergamena si leggevano le “antifone”, vale a dire i canti eseguiti dal coro durante la liturgia.«Databili precisamente tra il 1430 e il 1455 (ad esclusione del VI codice, di epoca successiva) – spiega Draghi- questi preziosi documenti sono tutto ciò che rimane di una biblioteca parrocchiale sicuramente più ampia, ma andata dispersa nel corso dei secoli. Ad averli donati alla parrocchia fu Luchina Dal Verme (nata Bussone, figlia del Conte di Carmagnola, che nel 1436 scelse come dimora il vicino castello di Voghera), la quale commissionò il lavoro a un miniatore noto come “Maestro delle Vitae Imperatorum”. Il misterioso nome, tratto da un testo di Svetonio da lui miniato e oggi conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi, corrisponde a quello di un artigiano all’epoca molto famoso, a capo di una fiorente bottega milanese. In generale, si tratta di testi vergati con scrittura gotica, caratterizzati da capilettera decorati con miniature di pregio, arricchiti con elementi decorativi quali foglie, fiori o racemi i cui colori brillanti (tra cui spicca spesso l’oro) si sono conservati nel tempo. Tra le immagini dipinte ci sono spesso figure di santi (da San Lorenzo a Santa Cecilia, da San Francesco a Sant’Agostino) ma nonostante la loro bellezza si trattava di oggetti d’uso quasi quotidiano: posti al centro, davanti al coro, illustravano ai cantanti la melodia e le parole dei canti gregoriani, che a differenza della musica attuale si avvalevano di un sistema detto neumatico, in cui i “neumi” sostituivano le più moderne note». Da restaurareGli antifonari, ciascuno lungo dalle 140 alle 300 pagine, sono beni preziosi che la Collegiata di San Lorenzo spera prima o poi di poter esporre al pubblico in un vero e proprio museo parrocchiale, ma che prima necessiterebbero un attento restauro: «Dopo cinque secoli di vita – spiega don Gianni Captini, arciprete della parrocchia vogherese – su questi splendidi volumi cominciano a notarsi i segni del tempo, e la loro antica bellezza andrebbe preservata nella maniera giusta, con un lavoro di restauro per cui al momento non ci sono fondi. Chi verrà a vederli questo fine settimana rimarrà sorpreso dalla vivacità dei colori realizzati a mano dai miniaturisti, o dalle linee guida che ancora si scorgono sul fondo, come fossero state tracciate solo pochi giorni fa. La monografia e l’esposizione straordinaria di questo fine settimana servono a portare l’attenzione dei vogheresi su questi nostri tesori, che insieme agli affreschi (solo parzialmente restaurati) costituiscono un patrimonio da recuperare. Molto è stato fatto, ma tanto altro resta da fare: in questa direzione continuiamo a muoverci, sperando di vedere un giorno la nostra bella chiesa e le sue perle artistiche valorizzate».
Serena Simula
Fonte: La Provincia Pavese