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  mercoledì 12 dicembre 2018 Duomo * La chiesa  
 
Indice
Le origini

Il documento più antico relativo alla Pieve di San Lorenzo è un privilegio di conferma concesso da Berengario I re d'Italia nel 915 a favore Plebis de Viqueria in honorem S. Laurenti costructæ.[1] Menzioni successive vengono fatte nel diploma dell'imperatore Ottone III (1001)[2] e nelle bolle di conferma degli otto canonici rilasciata nel 1226 da papa Onorio III e nel 1228 da papa Gregorio IX.[3] Possedeva cospicui beni immobili ed esercitava la giurisdizione ecclesiastica su numerose parrocchie del territorio. Nel 1378 ottenne l'elevazione alla dignità di Cattedrale.[4]

Si sa poco dell'edificio nella forma precedente all’attuale: solo - ­dal "tracciato planimetrico” rinvenuto dal Falciola[5] ‑ che aveva forma rettangolare, con tre navate suddivise da pilastri e semicolonne ad essi addossate, quattro cappelle laterali ed abside. La parte bassa dell’attuale campanile (contraddistinta da grossi mattoni rosso scuri, a cui si alternano negli spigoli pietre di arenaria, e da finestrelle romaniche) e la fiancata settentrionale (in cui sono murati due grossi archi a tutto sesto) forniscono una tangibile, seppur limitatissima, documentazione della morfologia antica.

Nel 1436 il campanile cadde sulla navata centrale e venne rifatto. Poi, alla fine del Cinquecento, si decise la riedificazione, con contributi della Comunità e del Capitolo, di tutta la Chiesa troppo piccola per il concorso del popolo, oscura, poco honorevole, et indecente al culto di Dio.[6]

Il progetto della nuova struttura fa redatto dall'architetto milanese Antonio Maria Corbetta:[7] interno a croce greca, caratterizzato dall'ordine dorico, con sette altari e cupola semisferica poggiante su quattro pilastroni, sormontata da lanterna ed esternamente rivestita da muro ottagonale (tiburio). Il Duomo era modellato secondo i canoni dell’ordine “toscano”, ampiamente adottato in quel tempo. Fedele nelle sue linee al dorico riformato, spoglio quindi di ornamenti dei capitelli e della base, lineare, con caratteri di forza e solidità, presentava una maestosità d'insieme frutto di una appropriata ed indovinata sovrapposizione di particolari architettonici, culminanti nella cupola centrale arricchita del caratteristico tiburio.

La prima pietra fu posta il 31 maggio 1606 alla presenza del conte Ercole Dal Verme e dell'arciprete Francesco Ricci.[8] La fabbrica del Duomo, dovette essere già ultimata, per lo meno nelle strutture murarie essenziali, nel 1613.[9] Il progetto del Corbetta rimane incompiuto nella facciata, per mancanza di fondi.

I lavori per la fabbrica del tempio furono continuati per buona parte del Seicento e successivamente, ma non furono mai completati se non in epoca recente. Nel 1683 vengono innalzati i due speroni triangolari di muro, detti in vernacolo i sproon dar dom, a scopo di sostegno dell’edificio ancora mancante della facciata.

I primi lavori di consolidamento riguardano la cupola, che nel 1784 viene rinforzata dall'architetto luganese Felice Soave.[10]

Nel 1830 abbiamo notizia di numerose riparazioni alla fabbrica che era stata pesantemente danneggiata dalla scossa di terremoto del 9 ottobre 1828, sia nelle strutture portanti che nelle volte e nella cupola.

Finalmente, su progetto dell’architetto Carlo Maciachini,[11] negli anni 1874 – 1881 si costruì un’ultima campata dell’edificio, inglobando i due rozzi muri, e si realizzò la facciata definitiva. Per snellire la prospettiva, nel rispetto dello stile toscano, l’architetto ideò i due atrii laterali (pronai), dotati di cupolette e lanterne soprastanti, che si armonizzano pienamente con l'architettura della piazza, contornata da un perimetro di portici, caratteristici dell'impianto urbano delle città piemontesi.

Agli inizi del secolo ventesimo la condizione della chiesa presentava gravi problemi.[12] I lavori di consolidamento e restauro saranno eseguiti dal 1906 al 1912, per impulso del nuovo Arciprete Giovanni Biscaldi; contemporaneamente si procedette alla realizzazione delle opere decorative e di pittura all'interno del tempio che gli hanno dato la sua fisionomia attuale, più ornato rispetto alla precedente linearità dello stile toscano, ad opera del decoratore cav. Rodolfo Gambini di Alessandria e del pittore prof. Luigi Morgari di Torino.[13]

Rodolfo Gambini, pittore e decoratore, nacque ad Arluno (Milano) il 21 settembre 1855, morì ad Alessandria l'8 marzo 1928. All'inizio del novecento si perfeziona nell'esecuzione di fiori a guazzo e a fresco; sfortunatamente, i soffitti in stile Liberty, realizzati in case di privati, sono andati perduti. Affresca chiese, castelli e palazzi. È sua la decorazione della cattedrale di Iglesias in Sardegna. Lavorò nel milanese, novarese, alessandrino e in diverse chiese della diocesi di Tortona: a Rivanazzano affresca nel 1895 la facciata in stile neoclassico della chiesa parrocchiale di San Germano Vescovo; tra il 1900 ed il 1920 lo si ricorda a Borgoratto Mormorala e Montecalvo Verseggia. A Crocefieschi la chiesa di Santa Croce possiede un ricco interno a tre navate, decorato tra il 1908 e il 1910; sulle pareti, ai lati dell'altare maggiore, i grandi affreschi di Gambini rappresentano due visioni di Santa Caterina da Genova. Nel 1918 esegue l’interno della chiesa di Santa Maria Canale a Tortona.[14]

Luigi Morgari, pittore e decoratore torinese, nacque nel 1857. Figlio di Paolo Emilio senior, studia all'Accademia Albertina con Enrico Gamba e Andrea Gastaldi. Collabora a lungo con il padre, pittore noto per aver affrescato chiese e palazzi in Piemonte, e con lo zio Rodolfo. Insieme al padre ed al pittore Moia realizza le decorazioni pittoriche del Teatro Sociale di Voghera. Si dedica a composizioni di carattere religioso e profano, mostrando un senso di grandiosità e di movimento, adoperando tonalità delicate che permettono di distinguerlo stilisticamente dai suoi familiari.[15] Buon colorista, rapido nell'esecuzione, i suoi affreschi, con soggetti sia religiosi che profani, sono sparsi in parecchie regioni del nord Italia. Lascia un'ampia produzione nelle chiese del Piemonte, della Lombardia e della Liguria. Muore a Torino nel 1935.

Durante il suo lunghissimo servizio pastorale (1904-1964), l’arciprete Biscaldi, uomo di grande personalità, proseguì l’attività di decorazione, restauro e sistemazione. Un determinante contributo di progettazione venne dall’architetto milanese Ambrogio Annoni,[16] cui si deve la cappella esterna al tempio del Sacro Cuore o di Santa Teresa del Bambin Gesù, che venne a sostituire la fatiscente cappella della Santa Spina, realizzata tra il 1925 e il 1929.

Dopo il 1964 l’arciprete Mons. Edoardo Boveri fece porre la zoccolatura in marmo di tutte le pareti della chiesa, anche in funzione del risanamento dall’umidità, ed il pavimento dell’altare maggiore. Purtroppo nel frattempo la decorazione del tempio andò deteriorandosi in molti punti a causa delle infiltrazioni dal tetto. La copertura della chiesa venne completamente ristabilita recentemente a cura dell’arciprete Angelo Colombi.

 



[1]       Diploma del 1° febbraio 919. L’originale è conservato nell’Archivio di San Lorenzo. Vedi testo integrale in G. Manfredi, Storia di Voghera, Voghera, 1908, p. 73s.

[2]       L’originale è conservato nell’Archivio di San Fedele di Milano. Testo in Manfredi, p. 81s.

[3]       Testi in Manfredi, p. 113s.

[4]       Cf F. Bernini, Il Duomo di Voghera nella storia e nell’arte, Voghera 1991, p. 15.

[5]       P. Falciola, Notizie storiche di Voghera e il suo agro , vol. II, p. 26-28. Il Manfredi (p. 100) così descrive la matrice collegiata di san Lorenzo martire: … stava nel sito più elevato, detto allora Casellario, e di presente Piazza maggiore; era di antica architettura romana, con archi semicircolari, decorata della confessione o scurolo, ed assai grande, col vestibolo e col battistero ad uso di tutte le Cure del plebanato.

[6]       Supplica inviata alla camera regia di Milano, che ottenne dal governatore spagnolo la patente per l’imposizione di una tassa a favore della costruzione (16 settembre 1594). È del 7 luglio 1603 il rescritto del re Filippo III che concede ulteriori privilegi. Vedi V. G. Bono, Voghera. Palazzi, e chiese, Voghera 1984, p. 157; Bernini, p. 16.

[7] “Dominus Antonium Maria Corbeta Ingegnerum Civitatis Mediolani”: così è indicato nella convenzione tra Capitolo e Comunità. Architetto milanese, vivente nel secolo XVII. Fu “Ingegnere della fabbrica del Duomo di Milano” dal 1606 al 1609.

[8]       Con rogito stilato dal notaio vogherese Cesare Balduini. Cf  Bernini, p. 18.

[9]       Come si può dedurre da un altro convocato capitolare dello stesso anno in cui si autorizzava l'inizio dei lavori di decorazione interna. L.cit.

[10]     Id, p. 44.

[11]     Architetto milanese, nato nel 1818 e morto nel 1899, fu ideatore del progetto del grandioso cimitero monumentale di Milano e dì altre notevoli opere.

[12]     Nel 1902 la rottura delle quattro chiavi a ritegno degli archi maggiori sorreggenti la cupola e il tiburio, inoltre lesioni nei muri, negli archi e nelle volte, nel pilone di sud‑ovest, e altre ancora nella torre e in alcune parti dei muri perimetrali (gli archi, gli arconi, la cupola, il tiburio, il cupolino e le volte sono costruiti con mattoni, mentre i muri perimetrali e i quattro piloni centrali sono rivestiti di mattoni ma hanno il nucleo centrale formato di ciottoli di fiume e malta) inducono il Comune a predisporre una perizia dell'ing. Luigi Mazzocchi di Milano che accerti le condizioni statiche. Bono, p. 162.

[13]     Saranno rifatti a nuovo quattro volte a crociera e ricostruiti vari tratti di cornicione; sarà rinforzata la cupola con una fornitura in cemento armato e saranno consolidati gli archi e i piloni con ritegni in ferro e sostituiti i tiranti ... Si approfitterà poi dell'istallazione dei ponti per procedere all'esecuzione di tutte le opere decorative e di pittura all'interno del tempio che vengono affidate al decoratore cav. Rodolfo Gambini di Alessandria e al pittore prof. Luigi Morgari di Torino ... La spesa complessiva ammonterà a circa 250.000 lire. Ivi, p. 163

[14]     Cf AA. VV. Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e incisori italiani, vol. V, Torino 1974, voce Gambini Rodolfo.

[15]     Si mette in luce nelle Esposizioni di Torino, Milano, Firenze, Roma, con dipinti tra i quali si ricordano: Le memorie del nonno e Preliminari, acquistati dalla duchessa di Genova per la Galleria del Castello d’Agliè; L'angelo della Terra, Conforto; Invocazione, Discussione botanica, Il mattino della domenica, La Madonna dei moribondi, Sul Golgota. Riceve il secondo premio all'Esposizione d'Arte Sacra di Torino nel 1898, con una Sacra Famiglia e nel 1900 è premiato nel concorso per l'Arte Sacra, con una medaglia d'argento, per il dipinto Madre Divina. Cf AA. VV. Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e incisori italiani, vol. VIII, Torino 1975, voce Morgari Luigi.

[16]     Milano (1882 – 1954): autore di varie chiese, tombe, pubblici edifici. Dedito princi­palmente all'insegnamento ed al restauro monumentale nel quale eccel­se, come prova la tomba di Dante a Ravenna, il Broletto di Pavia e la sede della Biblioteca Ambrosiana di Milano, è pure autore di impor­tanti studi sulla storia dell'arte.

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