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  martedì 22 gennaio 2019 Duomo * La chiesa * Navata centrale  
 
Indice
Navata centrale

Altar Maggiore

Il bellissimo altar maggiore, secentesco, di marmi policromi, è sormontato dal tempietto con colonne tortili. La mensa ha agli angoli esterni volute in marmo giallo sorreggenti volti di angeli alati in marmo bianco. Ai lati, dietro la mensa riquadri in marmo rosso e volute gialle; in tutta la lunghezza dossale a trabeazione in marmo nero; tabernacolo con spigoli e volute in marmo bianco, porta argentata e dorata con raffigurazioni di angeli e dell'Ostia; sul dossale un alto ciborio con zoccolo nero e formelle in marmo rosso; quattro colonne a tortiglione nere ageminate nell'interno e colonne a sezione quadrata di marmo policromo rosso e grigio; plinti e capitelli in marmo bianco; cornicione prevalentemente nero con al centro una conchiglia dorata; la copertura a lanterna con spioventi inflessi e con intarsi marmorei policromi sorregge una statuetta bronzea di S. Giovanni Battista;[1] sul cornicione sopra le colonne anteriori, seduti sa volute bianche, bamboleggiano puttini in legno nero dipinto, uno di essi conserva un'ala dorata.

Fu restaurato nel 1937 su progetto dell'arch. Ambrogio Annoni, che ideò il loculo sotto la mensa dove furono deposte nel 1954 le ossa di San Bovo, contenute entro un'urna di bronzo dorato, provenienti dalla Chiesa di Sant'Apollinare in Pavia.

L’altare è affiancato da due angeli lignei di grandi dimensioni, di scuola michelangiolesca; le vesti sono drappeggiate con dovizia, le ali dorate, che rendono ancor più evidente ed incisiva la grandiosità di quest'opera nel suo complesso.

La balaustra originale massiccia antistante l'altar maggiore, di buona ed elegante fattura, è in marmo nero, in alcuni punti sottilmente venato di bianco, con balaustri (sagomati) a sezione quadrata in marmo policromo. Essa fu portata a termine nel 1699, unitamente alla scalinata che la precede.[2]

 

Presbiterio

Sulle pareti del presbiterio due affreschi di Rodolfo Gambini del 1912 raffigurano: La Cena di Emmaus (di ispirazione borroniana) e Il miracolo di Torino. Su un plinto, a destra, è posta una lapide settecentesca in marmo nero, con l'arme dei Dal Verme e l'epigrafe a caratteri inaurati che ricorda i fatti miracolosi del conte Taddeo Dal Verme.[3]

Sulla volta a crociera, altri affreschi del Gambini: La raccolta della manna, La Pasqua degli Ebrei, Il sacrificio di Isacco e quello ­di Melchisedech.

 

Coro

È composto di 24 stalli lignei in noce, sopra i quali si eleva il Martirio di San Lorenzo, affresco settecentesco del pittore milanese Giulio Rossi.[4] A lato sono due finestre contornate di stucchi settecenteschi e sovrastate da medaglioni con San Bovo e San Rocco, probabilmente opere delle stesso Rossi. Al centro è visibile la nicchia per la Santa Spina, contornata di raggi e realizzata nel 1738‑39.[5] L'affresco del catino absidale, raffigurante l'Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo, è stata realizzata nel 1912 da Rodolfo Gambini.

 

Seconda campata.

Gli affreschi della volta sono di Luigi Morgari e raffigurano episodi della vita di San Lorenzo: San Lorenzo consa­crato diacono, San Lorenzo che presenta i poveri all'imperatore, San Lorenzo davanti all'imperatore, San Lorenzo che si comunica in carcere, San Lorenzo spogliato, martirizzato e sepolto nelle catacombe.

 

Cupola

Il grande affresco di Luigi Morgari, eseguito nel 1908, è di 330 mq. e raffigura La glorificazione di San Lorenzo. Nell'anello con le finestre, in otto nicchie sono dipinti i principali Santi legati alla Cattedrale e alla Diocesi (San Pio V, Santa Agnese, Santa Cecilia…).

Nella fascia sottostante Le pecore che ricordano gli Apostoli, e L’agnello circondato di Cherubini.

La cupola è sostenuta da quattro grandi pilastri che contengono nelle nicchie della parte superiore le statue degli Evangelisti, opere giovanili di Antonio Minghetti,[6] un poco accademiche ma maestose e scenografiche, ivi collocate nel 1912. Nei pennacchi sono raffigurate La Religione e le tre virtù teologali, Fede, Speranza e Carità, opere del Morgari.

Affrontati, sospesi dalle basi dei due ultimi pilastri, stanno i due pulpiti; di buona fattura, soprattutto per le cornici, anche se ora quasi scompaiono nella uniformità cromatica creata da cattive sovrapposizioni di oli e puliture. Sono formati da una balconata cieca leggermente ricurva; gli specchi intagliati a cornice fogliare sono finemente lavorati; sul retro un rivestimento murale con eguali ornati sale al baldacchino, lungo il cui bordo pendono frange lignee con ovuli in rilievo. Sono stati privati delle scale di accesso.

 

Campata verso l'altar maggiore.

Nella parete destra, organo di fattura neoclassica, realizzato nel 1833 da Carlo Serassi, di notevole valore storico e artistico. Nella lunetta soprastante, in chiaroscuro: Resurrezione di Cristo. Nelle vele della volta affreschi di ­Rodolfo Gambini (1912): La manifestazione del S. Cuore, L'apparizione di Gesù a Santa Maria Margherita di Alacoque, L’istituzione dell'Eucarestia, San Tommaso incredulo e Gesù nell'orto.

Addossato ai gradini del presbiterio, cercando di interpretare le esigenze della riforma liturgica ispirata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, nel 1972 è stato collocato, su apposita predella in legno, il nuovo altare mensa, pure ligneo, rivolto verso il popolo, abbellito ai lati da lesene e pannelli in bassorilievo, raffiguranti scene bibliche; un poco dietro, alla destra, l’ambone della medesima fattura;[7] all’interno del presbiterio la sede presidenziale, utilizzando, un pregevole pancone ottocentesco.

Recentemente, sia pure ancora a livello provvisorio e sperimentale, sono stati riposizionati gli elementi focali della celebrazione: altare-mensa, ambone e sede presidenziale. L’altare con la sua predella è fra i due pulpiti; l’ambone e la sede presidenziale alla destra e alla sinistra addossati ai due pilastri centrali, sotto gli evangelisti, soprelevati su apposite predelle. I banchi per il popolo sono ora riposizionati a semicerchio, valorizzando parzialmente le navate laterali, alla ricerca di una minore dispersione dei fedeli, chiamati ad essere assemblea celebrante.

 

Cappella di Maria Bambina o della Madonna Immacolata

È posteriore all’erezione della facciata (1881) e si caratterizza per una nicchia contenente la statua di Maria Bambina, posta sopra la mensa dell'altare, e una seconda nicchia con la statua lignea secentesca della Vergine Immacolata, che si dice proveniente dalla Chiesa domenicana del Rosario in Voghera, dove Antonio Ghislieri di Bosco Marengo, futuro papa Pio V, vestì l'abito domenicano.

La lunetta in chiaroscuro sopra l'altare è stata eseguita dal Morgari e raffigura La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.

 

Battistero

Di fronte è il Battistero, sistemato negli anni Trenta e completato nel 1969. Il fonte battesimale, dell’inizio del '700, è in marmo chiaro venato e presenta motivi di putti e festoni nella vasca. Sopra la vasca è posta una tela raffigurante il Battesimo di Gesù (fine XVI sec.‑ inizio sec. XVII), con la scritta Antonius Arotus finivit anno 1702 e, in basso a destra, lo stemma di Voghera. Anche la lunetta raffigura il Battesimo di Gesù ed è opera di Rodolfo Gambini.

A lato il quadro del Di Lullo, raffigurante La morte di san Bovo a Voghera, eseguito nel 1986, anno del Millenario.

 



[1]              Realizzata nel 1957 da Ambrogio Casati. Pittore e scultore, nato a Voghera nel 1897 e mortovi nel 1977. Di scuola futurista, operò a Parigi, negli anni venti, presso lo scultore Pozzi dopo aver frequentato Brera quale allievo di Giuseppe Graziosi. Autore di pregiate opere scultoree conservate nelle principali città del mondo, negli anni trenta realizzò la colossale statua che rappresenta la nostra Provincia sulla nuova via dei "Fori Imperiali" in Roma. Studioso di storia dell'arte, ha lasciato affreschi nelle Chiese cittadi­ne di S. Rocco, S. Sebastiano e S. Caterina.

[2]              Grazie ad un contributo di 300 lire, sborsati dalla Comunità iriense. Cf Bernini, p. 40.

[3]              Nelle voltine sottostanti sono collocate sepolture probabilmente di personaggi di questa famiglia: Luigi, Luchina, Bussone da Garmagnola, Pietro.

[4]              Pittore attivo a Milano nel XVIII secolo, E' andata distrutta la sua opera nella chiesa di Sant'Erasmo a Milano. Lavora nella chiesa di San Pietro a Cornaredo, dove esegue due ovali con San Pietro e San Paolo e nella chiesa di San Protasio per la quale esegue un San Francesco da Paola e delle allegorie. In Voghera affresca l'Oratorio di San Sebastiano.

[5]              Nella nicchia si conservava un prezioso reliquiario quattrocentesco inglobato in altro secentesco contenente un’antica reliquia: “la S.Spina della corona di Gesù”. Grazie ad un ingegnoso marchingegno il reliquiario con la spina veniva fatto scendere nel giorno dell’Ascensione.

[6]              Scultore veneto, vogherese d'adozione, nato a Marostica nel 1880 e morto a Voghera nel 1964. Allievo dell'Astorri presso l'accademia braidense, fu per decenni insegnante di arti applica­te nelle scuole della nostra città. Autore del celebre monumento ad Er­nesto Majocchi, conservato con gran parte della sua produzione, nel ci­mitero maggiore di Voghera, operò con successo nell'Oltrepò ed in Lombardia.

[7]              Realizzazioni dello Studio d’arte Santifaller di Ortisei.

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